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AMD Ryzen 7 1800X: le prestazioni ad un mese dal lancio

Ciro Sdino di Ciro Sdino
13 Aprile 2017
in Processori
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Home Reviews Processori
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AMD, Ryzen 7 e i problemi al lancio

Sì, lo sappiamo, siamo “profondamente in ritardo” con la nostra recensione su Ryzen 7, ma, che ci crediate o meno, è tutto fatto volutamente.

Saputo dei problemi al lancio della nuovissima architettura Ryzen 7 di AMD (e visto che abbiamo ricevuto il nostro processore un po’ dopo il Day One), abbiamo quindi deciso di attendere (grazie anche alla pazienza di AMD) gli sviluppi, i fix, le patch e gli update per tutti quei problemi, prestazionali e di stabilità, che hanno afflitto nei primi giorno una piattaforma completamente nuova (e quindi comprensibilmente acerba) dell’azienda.

Ciononostante, il team dietro la parte “software” di Ryzen (nome commerciale della lineup di processori basati su architettura Zen) ha lavorato davvero sodo per portare svariati aggiornamenti, lato BIOS e lato driver, per consentire agli utenti di scatenare tutto il potenziale di questa nuova, efficientissima architettura.

Ecco quindi che, a distanza di un mese dal lancio, siamo qui a presentarvi un’analisi prestazionale e dell’architettura di Ryzen, paragonando le prestazioni ottenute nei test dal 1800X (modello di punta della serie Ryzen 7) con la CPU che da quasi 3 anni accompagna il nostro sistema principale di test, l’Intel Core i7 5960X.

I risultati, vi sorprenderanno.

Ryzen 7: uno sguardo all’architettura

Ben cinque anni sono passati dall’ultima architettura high end di AMD (Bulldozer), e un’analisi dell’architettura non può che essere intrisa di aspettative lunghe e dolorose, con reality check particolarmente bruschi nel corso degli ultimi lanci di AMD. Bulldozer, Steamroller, Piledriver e Excavator, come architetture, hanno fallito efficacemente nel ravvivare la speranza in una competizione di qualsiasi sorta con il colosso che Intel è diventato. Allo stesso tempo, il progetto APU Fusion incalzato da AMD prendeva batoste dopo batoste proprio per la mancanza di potenza grezza nel lato CPU di tali unità All-In-One di calcolo.

Nonostante l’enorme sfida che si è presentata davanti, AMD ha perseverato e ha avuto un momento di gioia durante l’ingegnerizzazione di una tecnologia di core che gli avrebbe fatto fare un enorme salto di qualità (e potenza), facendola tornare estremamente competitiva. Ecco oggi che non potrei essere più felice di parlarvi di quest’architettura che, a mio onesto e modesto avviso, è valsa la pena di questi lunghi ma tormentatissimi anni.

Con la prima bozza di progetto di Zen, circa quattro anni fa, AMD aveva impostato un obiettivo incredibilmente ambizioso per il proprio lavoro, ovvero aumentare le IPC (Instructions Per Clock, in soldoni la potenza grezza di un transistor) rispetto ad Excavator di circa il 40%. Potreste essere sconvolti da un numero del genere, ma considerando che Excavator era basata su Bulldozer, un’architettura vecchia di cinque anni al momento del lancio di Exc, un salto del 40% in cinque anni è più che plausibile (e fattibile) nel mondo dell’elettronica.

Ovviamente, un boost del 40% per Excavator, in proporzione a cosa Intel era ed è capace di scatenare com Broadwell (e BDW-E), Skylake e Kaby Lake avrebbe significato mettere i propri processori in diretta competizione con alcune delle migliori CPU sul mercato. Ciononostante, col passare del tempo, c’è stata la graduale consapevolezza che Zen potesse fare anche di più del traguardo prefissato. Il risultato finale, infatti, è un aumento di IPC di ben il 52% rispetto ad Excavator (e a dirla tutta, quest’aumento è basato su SYSMark, benchmark teorico non proprio perfetto. L’aumento effettivo di IPC è più vicino al 60%), abbastanza per superare alcune CPU del team Blu e per instillare nella mente di Intel il dubbio su come procedere per le prossime generazioni di Core i.

Prima ancora del lancio, c’è stata un po’ di confusione nello schema dei nomi dei nuovi processori AMD, quando in realtà è tutto abbastanza semplice. Ryzen è il nome della famiglia di processori che fanno affidamento all’architettura Zen. Il 7 sta a indicare il segmento, con (per il momento) Ryzen 7 a configurarsi come proposta high end dell’azienda, con CPU 8C/16T; altre CPU appartenenti a Ryzen 5 (rilasciate pochi giorni fa) presenteranno varianti a 4C8T e 6C12T a prezzi ancor più competitivi.

Continuando con l’esempio del 1700X, con 1xxx a rappresentare la generazione e il 7 a rappresentare il livelllo di prestazioni, AMD al lancio ha presentato tre CPU serie 1700 e 1800 con “tier” inferiori lanciate pochi giorni fa e tier ancora inferiori (ed economiche) in attesa durante il corso del 2017. Il doppio zero alla fine viene usato come spazio addizionale nel caso ci siano lanci di versioni più veloci nel futuro prossimo.

L’ultima lettera (o la mancanza di essa) in quest’equazione è forse la più importante. Una “X” significa che il processore utilizza la massima implementazione dell’XFR (eXtended Frequency Range) di AMD, mentre la mancanza di una lettera denota un processore desktop per così dire “standard”. Ma non finisce qui: “G” significa che il processore ha una GPU integrata, mentre “T” e “S” sono riservati per per processori desktop a basso consumo con e senza una GPU. Infine, una “H”, una “U” e una “M” indicheranno CPU rispettivamente ad alte prestazioni, standard e voltaggi ridotti per portatili.

Detto questo, diamo un’occhiata alle CPU che AMD ha lanciato con la lineup di Ryzen. Ovviamente, ci sono dei tratti in comune tra di essi: la serie Ryzen 7 di punta consiste di CPU con 8 core e 16 threads (sì, AMD ha finalmente implementato il simultaneous multithreading), con una cache L2 di 4MB e una di L3 da 16 MB, col supporto a memorie DDR4 da 2400 MHz. Fate bene attenzione alla pagina dedicata all’analisi delle memorie per un’introspezione dettagliata sul fronte delle RAM.

La differenza principale tra questi tre processori è ovviamente la frequenza, dove il 1800X arriva a 4 GHz di boost (e 4.1 GHz in condizioni particolari di carico e di temperature) con una frequenza base di 3.6 GHz, con un TDP di soli 95 W. Paragonandolo con il mostro di Intel da 1100€ e 140 W, il Core i7 6900K, non è difficile intuire che ci troviamo di fronte al processore 8C16T in questa fascia di potenza più economico e più power-efficient.

Il Ryzen 7 1700X è, a conti fatti, un processore uguale al 1800X, se non per le frequenze, leggermente inferiori, ed il prezzo, inferiore di circa 100€. C’è, in realtà, il fattore implicito che il “fratello maggiore” presenti un binning migliore, portando con sé capacità di overclock superiori, appunto, al 1700X.

Chiude il cerchio del lancio di Ryzen 7 il 1700, con un clock base di gran lunga inferiore ai modelli di fascia superiore, ma con un TDP microscopico di soli 65W (per un processore 8C16T, ricordatelo). Con esso, l’XFR avrà un impatto di soli 50 MHz invece che 100 come sulla serie X, ma il prezzo di soli 379€ (che purtroppo risente del cambio EUR/USD, visto che negli Stati Uniti il Ryzen 7 1700 costa meno del 7700K, situazione purtroppo inversa qui in Europa) dovrebbe sopperire alle frequenze operative inferiori.

Gli sforzi nel marketing di AMD si sono focalizzati sulla discussione prezzo/prestazioni vs le offerte simili di Intel. È più che evidente che Intel non ha fatto altro che trarre vantaggio e speculare dalla sua posizione di comando nel mercato di CPU x86 per tenere i prezzi delle CPU alti e, al contempo, rilasciare soluzioni poco differenti tra loro generazione dopo generazione. Un esempio lampante è il pricing dell’i7 6900K (identico al 5960X al momento del lancio, e di pochissimo più veloce) di ben 1100€ e di quello dell’i7 6950X, che nel nostro paese costa quasi 2000€. AMD, d’altro canto, ha lanciato la serie Ryzen con dei prezzi in grado di destabilizzare completamente il mercato.

Destabilizzante è un gran bel termine, ma mentre per alcuni i prezzi di Ryzen potrebbero sembrare bassi (anche grazie al fatto che Intel negli ultimi anni ha fatto il bello e il cattivo tempo in fatto di prezzi nella fascia Enthusiast), ricordiamoci che la serie Ryzen 7 è l’offerta più costosa di cui dispone l’azienda al momento. Che vi piaccia o meno, però, 549€ per un processore sono ancora TROPPI soldi. Per questo, è probabile che il R7 1700 rappresenterà a lungo il cosiddetto “sweet spot” delle CPU di AMD.

Per quelli abituati all’approccio di AMD sul fronte aggiornamenti, purtroppo, abbiamo una brutta notizia: non sarà possibile mantenere stessa scheda madre e RAM per utilizzare le CPU Ryzen, e sarà necessario l’acquisto di una scheda madre dotata di socket AM4 (PGA 1331) e di memorie DDR4. Al momento, troviamo solo le CPU Ryzen “Summit Ridge” compatibili con tale piattaforma, ma nei mesi a venire anche le APU Raven Ridge (con core Zen e parte grafica basata su architettura Vega) condivideranno le stesse fondamenta basate su AM4. Infatti, molte schede madri già in commercio hanno uscite video in modo da essere compatibili anche con le prossime APU. Ciò sembra essere un passo nella giusta direzione, lontana dalla biforcazione AM3+/FM2 utilizzata negli anni scorsi.

Uno dei problemi, infine, che affliggeva Ryzen 7 al lancio era forse tra i più stupidi: la disponibilità. L’incredibile feedback positivo delle prime review (nonostante qualche difetto qua e là) aveva causato un totale sold-out di tali CPU, ma in questo momento tale situazione sembra essere risolta.

Ryzen: SenseMI, XFR e tanto altro!

Al di là dell’antiquato processo produttivo utilizzato per la loro produzione, la precedente generazione di CPU AMD non ha ricevuto nessun beneficio dai progressi tecnologici implementati nelle successive generazioni di APU. Ricordate, l’allora top di gamma FX-9590 usava una microarchitettura Piledriver vecchia un lustro. Intanto, sia Steamroller che Excavator sono stati lanciati senza alcuna controparte nella serie FX.

Come potete ben immaginare, ciò ha portato Zen ad incorporare un innumerevole quantità di miglioramenti sul fronte dell’efficienza elettrica. O, rifrasando, AMD non cerca di ridurre al minimo i consumi e basta: l’azienda cerca in realtà di ottenere le massime prestazioni mentre minimizza i consumi.

Per ottenere tali obiettivi, le sopracitate tecnologie di clock gating (riduzione del clock a seconda del carico e delle temperature) e adaptive power sono state combinate in tre nomenclature che fanno tutte fede alla tecnologia SenseMI: Pure Power, Precision Boost e XFR.

Proprio come le vecchie iniziative come AMD PowerTune e Enduro, Pure Power monitora le operazioni dei core in tempo reale con centinaia di sensori che rilevano temperature, frequenze e voltaggi. Esso poi ottimizza la reattività del silicio per incrementare l’efficienza in qualsiasi P-State e al contempo permettendo al chip di tornare in idle a velocità di gran lunga superiori.

Mentre l’algoritmo di Pure Power gestisce e monitora adattivamente le varie funzioni dei core, esso lavora fianco a fianco con il Precision Boost per massimizzare le frequenze operative. La parte “Precision” dell’equazione è dovuta all’abilità dell’algoritmo di Boost di ottenere fine-tuning di 25 MHz alla volta, in modo da spremere fino all’ultima goccia le prestazioni della CPU. In aggiunta, ogni core può essere overclockato (o messo a riposo) individualmente a seconda della situazione.

Questi minuti incrementi da 25 MHz lavorano in parallelo con i sopracitati sensori che estraggono dati da ogni core ogni millisecondo. Anche il voltaggio può essere aggiustato al volo in step da 0.6 mV per una granularità ancora superiore. Il risultato finale è un design della CPU che può rispondere in modo estremamente rapido a cambi di carico e le cui frequenze lavorano come quelle di una moderna GPU. Si nota infatti come AMD stia traendo spunto dalle proprie architetture GPU per creare CPU sempre più efficienti.

Arrivati a questo punto dovrebbe essere ovvio che ogni CPU basata su Zen presenterà un range di frequenze che va dal Base Clock al Precision Boost Clock. Tuttavia, AMD non si è fermata qui e ha implementato qualcosa come un’ode agli utenti enthusiast con l’XFR. Il cosiddetto eXtended Frequency Range aumenta così le frequenze in base alla temperatura dei core e quindi premierà soluzioni di raffreddamento superiori tramite l’aumento della frequenza di un singolo core al di sopra del limite massimo del Precision Boost. Questa, è una distinzione molto importante: l’XFR è pensato per workload a singolo thread.

L’XFR è incluso su tutte le CPU Ryzen, ma in maniera diversa. I processori con la “X” avranno un XFR di 100 MHz, mentre tutte le CPU non-X avranno un XFR che aumenterà la frequenza di 50 MHz sotto le giuste condizioni.

Ryzen: addio AM3, benvenuto AM4!

La piattaforma di punta di AMD 990FX ha occupato il mercato per la bellezza di sei anni, ma il fatto che sia riuscita a rimanere così tanto tempo in gioco lascia intendere quanto fosse lungimirante già nel 2011. Aveva tantissime linee PCIe (per il tempo) così da rendere l’aggiunta di controller di terze parti semplice, un vasto supporto a RAM di svariate frequenze e un prezzo particolarmente vantaggioso. Ovviamente, alcune revisioni minori come l’aggiornamento a PCIe 3.0 son state aggiunte nel corso del tempo, ma bene o male l’intero ecosistema 990FX ha superato la prova del tempo.

Con Ryzen, arriva un nuovo socket AM4 insieme ad una lineup di chipset aggiornata con delle soluzioni davvero interessanti. Più importante, questi nuovi processori prendono spunto dalle APU dell’azienda, e integrano gran parte delle funzionalità I/O direttamente sul die, agendo quasi da SoC (System-On-Chip).

Anche se non continuerete a leggere oltre, ricordate questa piccola informazione: la piattaforma AM4 è studiata per servire da base sia alle CPU Ryzen che alle prossime APU Raven Ridge. per questo, molte schede madri compatibili integreranno output video nel loro design. AMD inoltre si aspetta che questa piattaforma in particolare venga utilizzata fino al 2020, posto che le tecnologie di prossima generazione come PCIe 4.0 e DDR5 non necessitino un cambio fisico di pin dei processori stessi.

Ogni processore Ryzen 7 dispone di 16 linee PCIe native dedicate al comparto grafico. Su una scheda madre X370 di fascia superiore possono essere configurate sia in una soluzione a singola scheda video con 16x linee dedicate o con una ripartizione su due GPU con 8x linee ciascuna. Questo approccio è esattamente lo stesso utilizzato da Intel sulla piattaforma mainstream serie Z, ma può anche essere considerato come un passo indietro rispetto al 990FX che aveva la capacità di tenere due schede video con 16x linee dedicate sciascuna, al pari della serie Enthusiast Intel serie X.

Questo layout di linee PCIe è in realtà un po’ strano, considerando che AMD ha sempre evidenziato il fatto che venga mantenuto il supporto a 3 o più schede video. NVIDIA nel frattempo si è allontanata dai setup a 3 e 4 schede, decidendo di concentrarsi invece sul supporto di configurazioni a singola e doppia GPU. Alcuni partners potrebbero lanciare schede madri più avanzate con moltiplicatori e bridge PLX ma potrebbe volerci un po’ di tempo.

Ci sono tantissime altre funzionalità qui: AMD ha incluso infatti 4 addizionali linee PCIe esclusivamente dedicate per drive NVMe ad alta velocità o soluzioni di storage SATA e garantendo che essi comunichino direttamente col processore tramite un bus dedicato. Quattro porte USB 3.1 Gen1 (le USB 3.0, insomma) sono inoltre incluse e ciò saranno essenziali nelle schede basate su chipset X300, ma ve ne parleremo nello specifico qualche riga più giù.

Mentre nel processore è presente abbastanza connettività per il fabbisogno minimo, il chipset X370 è il vero e proprio parco giochi quando si parla di questa piattaforma in particolare. Esso è connesso al processore o all’APU tramite un quartetto di linee PCIe per una comunicazione veloce, e include 8 linee PCIe per scopi generici e 2 porte USB 3.1 Gen2 native, insieme a 6 porte USB 3.1 Gen1 e 6 porte USB 2.0. Il supporto a porte USB 3.1 Gen2 nativo è un elemento chiave in quanto non è necessario così aggiungere controller di terze parti, mantenendo quindi i costi ridotti.

Sul fronte delle memorie di massa, c’è un paio di porte SATA Express che è possibile “convertire” in 4 porte SATA 3 standard se il produttore non vuole utilizzare uno standard che, di fatto, è nato morto. Infine, AMD ha aggiunto anche 4 porte SATA 3 native.

Sebbene gran parte di questa pagina sia stata dedicata al chipset di fascia alta X370, ci saranno anche altre opzioni per schede madri che andranno a posizionarsi tutte al di sotto, per features e fascia di prezzo. Ad esempio, il chipset B350 offre funzionalità simili se paragonato all’X370, offrendo comunque il supporto all’overclock. Ciò che viene persa è una parte delle porte SATA e di quelle USB 3.1 Gen1, insieme alla possibilità di partizionare le linee PCIe, rendendo obbligatorio l’utilizzo di una sola GPU.

Il chipset A320 è orientato agli utenti che vogliono creare un sistema budget, e la ragione è semplice: il chipset infatti riceve un enorme taglio sul fronte della connettività, ed è facile aspettarselo da un chipset indirizzato ai mercati emergenti.

A mio avviso l’aggiunta più interessante a questa lineup proviene dal fondo del grafico, dove sono presenti i due “chipset” dedicati alle schede Small Form Factor. Questa è la prima volta in cui vengono dedicati chipset appositamente per piattaforme mATX e ITX e le modalità tramite le quali AMD ha raggiunto tale scopo sono particolarmente interessanti. Visto che le CPU Ryzen 3, 5 e  7 presentano tutte funzionalità I/O base al loro interno (porte USB 3.1 Gen1 e 4 linee PCIe dedicate alla bandwidth per il reparto storage) e che i sistemi mini ITX di solito non richiedono molte unità di storage, AMD ha deciso di revisionare il design dei suoi “chipset”.

Questa revisione è estrema, in realtà, ed è la spiegazione per cui ho scritto “chipset” e non chipset finora, quando parlavo di X300 e A300: su queste schede madri il chipset è totalmente assente, e le 4 linee PCIe di solito utilizzate per comunicare con esso vengono indirizzate direttamente a controller di terze parti per connettività aggiunta. Qui è dove entra in gioco anche il nuovo codec di Realtek ALC1220, che troviamo anche su schede madri Z270, capace di fornire un’esperienza sonora di tutto rispetto in una soluzione dallo spazio ridotto come può essere un sistema ITX.

Ryzen: memorie DDR4, il tallone d’Achille di Zen?

Negli oscuri tempi in cui ogni modulo RAM aveva un PCB verde e nessun dissipatore, potreste aver notato che sulle etichette di quei moduli c’erano informazioni extra del tipo “1Rx8, 2Rx8, 1Rx4” e via discorrendo. Tale informazone è nel tempo scomparsa dai kit orientati ai consumatori (e non al lato server) grazie a memory controller di qualità superiore che supportavano un range supoeriore di configurazioni RAM. Purtroppo, con Ryzen, quelli che vorranno utilizzare 4 moduli di memoria dovranno “fare i compiti”.

Ciò è spiegabile facilmente grazie a questa tabella:

Channels Rank memorie Numero di moduli Frequenza
Dual Dual 4 1866 MHz
Dual Single 4 2133 MHz
Dual Dual 2 2400 MHz
Dual Single 2 2666 MHz

Il punto chiave qui è il RANK, che è un modo semplice di indicare quanti chip di memoria sono raggruppati insieme per formare un’interfaccia da 64 bit su un modulo di memoria. Raggiungere un bus da 64 bit è importante perché i moderni processori mainstream hanno due (o quattro, nel caso della piattaforma X79 e X99) bus di memoria da 64 bit, meglio noti anche come dual channels, un canale per ogni gruppo di due slot.

Al momento, la configurazione rank più comune è formata da 8 chip di memoria (ognuno connesso tramite 8 bit) collegati insieme in un rank, e tipicamente (ma non sempre) posizionati su un solo sato del PCB di un modulo. Ma cosa fare se serve creare moduli dalla capacità superiore quando si hanno solo chip di memoria a 8 bit? Bisogna separare i chip di memoria in due gruppi/rank, ognuno dei quali è largo 64 bit e che richiede un accesso asincrono (ovvero, non si può accedere contemporaneamente a tutti i ranks). In questo modo, avete creato un modulo di memoria dual rank.

Per i consumers, il rank è un termine che crea a volte confusione, specialmente quando un modulo è etichettato come 1Rx8 o 2Rx8. Il numero prima di R indica il numero di rank – single, dual o addirittura quad – e il numero dopo la x indica l’ampiezza del bus che collega ogni chip, che può essere x4, x8 o x16. Per i nostri scopi, possiamo tranquillamente escludere sia i quad rank che l’ampiezza x4 visto che sono elementi che troviamo solo su memorie registered ECC indirizzate ad ambienti server o workstation. Inoltre, possiamo anche escludere i chip x16, visto che è praticamente impossibile trovare produttori noti che li utilizzino.

Quindi essenzialmente, un modulo di memoria con un’etichetta riportante 1Rx8 ha un single rank e usa 8 chip di memoria x8, laddove uno con 2Rx8 sull’etichetta è dual rank e usa comunque chip di memoria da 8 bit. Lo svantaggio di utilizzare moduli dal rank superiore è che le CPU moderne hanno memory controllers che possono gestire un numero massimo di rank.

Aumentare il numero di rank che necessitano di essere gestiti aumenta di conseguenza il carico sul memory controller e di conseguenza diminuisce la frequenza a cui riesce a gestirle… e questo è quel che vediamo nella tabella qui sopra. Chiaramente, Ryzen ha un memory controller più debole rispetto a quello che troviamo nei processori Intel Kaby Lake. Come paragone, tali CPU Intel supportano nativamente quattro moduli dual rank ad una frequenza DDR4-2400, e visto che Intel è estremamente conservativa sul fronte delle memorie, può in realtà gestire tali moduli a velocità fino a 3600 MHz. Forse anche AMD vuole avere un approccio conservativo, ma stando a quanto riportato nell’ultimo mese, c’è una vera e propria silicon lottery riguardo ai memory controller di Ryzen 7, con la maggior parte dei processori che ha difficoltà a gestire kit dual rank con frequenze superiori a 2400 / 2666 MHz.

Come si evitano kit di memorie dual rank? Be, innanzitutto, molti produttori di memorie sta lanciando kit specifici per AMD. Tuttavia, ci sono anche altri modi per determinare se abbiamo memorie single rank o dual rank, e tale informazione è accessibile a chiunque abbia memorie DDR4.

Una cosa che si può fare è aprire AIDA64, espandere la sezione “Scheda Madre” e cliccare su SPD:

Come vedete, il nostro kit (da notare, lo screenshot è stato catturato su piattaforma X99, per questo trovate 4 canali, A1 – B1 – C1 – D1) presenta moduli dual rank da 8 GB, e infatti, nei nostri test, non siamo riusciti ad andare oltre i 2666 MHz, visto che abbiamo utilizzato due moduli da 8 GB in configurazione dual rank/dual channel.

Un altro modo è semplicemente interpretare i ranks come “sides”. Sebbene i due termini non siano collegati da un punto di vista teorico, in realtà essi quasi coincidono. Dando un’occhiata a questa memory support list (.PDF) di una qualsiasi scheda madre Gigabyte Z270, potete notare che la quasi totalità di kit single rank è anche single side. Ci sono ovviamente eccezioni, ma sono rare e perlopiù trovate in kit OEM, insomma, nei kit col PCB verde venduti a pochi soldi.

Dal punto di vista del consumatore, non c’è motivo di acquistare moduli dual rank, a meno che non si necessiti di moduli da 16GB; in tal caso, non avrete altre opzioni. Qualcuno potrebbe dire che qualche volta i moduli dual rank sono in qualche modo più veloci (bandwidth leggermente superiore grazie ad interconnessioni migliori, al prezzo di latenze superiori), ma il fatto che essi siano più difficili da trovare e che possano fare da collo di bottiglia in OC li rende un’opzione poco attraente.

Ciò lascia purtroppo chi compra Ryzen nella sfortunata situazione di dover andare “a tentativi” durante l’assemblaggio del proprio sistema. Per andare sul sicuro, vi consigliamo kit da 16GB dual channel fino ad un massimo di 2666 MHz o da 32 GB dual channel che non eccedano una frequenza di 2400 MHz. Memorie a velocità superiori possono (e lo faranno) causare problemi di boot.

ASRock Fatal1ty X370 Professional Gaming: nel dettaglio

Come leggerete nella prossima pagina, abbiamo utilizzato una ASRock Fatal1ty X370 Professional Gaming per i nostri test, di seguito una galleria fotografica della scheda e del bundle:

Ecco quindi le specifiche tecniche della scheda madre. Per ulteriori informazioni vi invitiamo a consultare il sito ufficiale del produttore (ASRock):

La scheda, ovviamente equipaggiata con socket AM4 e chipset X370, rappresenta la soluzione top di gamma (insieme alla X370 Taichi, “gemella” dedicata ad un pubblico più generico piuttosto che a uno che punta al gaming) di ASRock, portando con sé praticamente qualsiasi feature possiate immaginare.

È presente infatti il supporto a memorie DDR4 con frequenza da 3200 MHz e superiori (ma ciò dipenderà sempre dai fattori spiegati nella pagina di questa review dedicata alla compatibilità delle RAM con Ryzen), e sono presenti molte (se non tutte) delle features che ritroviamo sulla controparte per Z270 (la Fatal1ty Z270 Professional Gaming i7, recensita in un nostro video QUI), con la differenza ovviamente nel supporto a GPU (visto che Ryzen 7 dispone di “sole” 16 linee PCIe 3.0); la connettività è vastissima, con un chip AQUANTIA Ethernet che consente di avvalersi delle ultime revisioni dello standard Gigabit, con velocità fino a 5 Gbit disponibili.

Ottima, inoltre, la dotazione audio, con il chip Realtek ALC1220 nella variante con supporto al software Creative SoundBlaster Cinema3, che consente di avere tutta una serie di regolazioni ed effetti non possibili sulla versione tradizionale dello stesso chipset audio. Presenti, inoltre, due slot M.2 Ultra da 32Gbps ciascuno, insieme alla connettività wireless WiFi 802.11ac e Bluetooth nello standard 4.2.

Presente, infine, connettività USB 3.1 Gen2 con connettori Type-A e Type-C. Onnipresente, poi, l’illuminazione RGB sulla scheda, che va a illuminare il chipset X370 e la sezione I/O della scheda.

La potente sezione di alimentazione di ben 16 VRM digitali ci ha consentito, durante il corso dei nostri test, di spingere il Ryzen 7 1800X a ben 4.1 GHz, con il processore che, anche su altre schede madri, si è rifiutato di andare oltre. Ciò vuol dire che la scheda madre, potenzialmente, può dare di più in presenza di un processore più fortunato. Il software ed il BIOS, poi, come da tradizione, sono precisi ed affidabili, con tanti aggiornamenti che hanno visto il sistema diventare sempre più stabile ed affidabile giorno dopo giorno.

Configurazione di sistema e metodologia di test

Visto che ci troviamo di fronte ad un’analisi architetturale e prestazionale, abbiamo paragonato i risultati ottenuti con il Ryzen 7 1800X ricevuto da AMD con l’Intel Core i7 5960X (che fa parte del nostro sistema abituale di reviewing per quasi tutto l’hardware che riceviamo) e con l’FX-8350, predecessore in un certo senso delle CPU Ryzen (ignorando volutamente l’FX-9590, che era semplicemente un FX-8350 overclockato):

I test per l’FX-8350 sono stati forniti dal nostro Gabriele, che però invece che una RX 470, possiede una RX 480. Pertanto, i benchmark grafici non sono stati effettuati su tale piattaforma. Diverso, invece, il discorso sul fronte computazionale, dove è stato possibile paragonare i sistemi senza problemi.

Piccola NDR: il processore Ryzen 7 1800X ci è stato inviato insieme ad una ASUS Crosshair VI Hero, ma visto che ho molta più dimestichezza con i BIOS di ASRock (e soprattutto visto che molti utenti si sono lamentati di un’esperienza non all’altezza delle aspettative per un prodotto della famiglia Republic of Gamers) ho preferito utilizzare la scheda madre ASRock Fatal1ty X370 Professional Gaming, soluzione di fascia alta dell’azienda che, sulla carta e non solo, è pari se non leggermente superiore alla proposta ASUS.

Nei prossimi giorni, comunque, pubblicheremo la recensione dedicata proprio alla scheda madre di ASUS, qualora foste curiosi di sapere come si comporta con Ryzen.

Detto questo, per fornire un panorama più vasto delle prestazioni di Ryzen, abbiamo “ingigantito” la pletora di test che effettuiamo con le CPU (anche se, a conti fatti, questa di oggi è la prima recensione che si focalizza più sulla CPU e non sulle relative schede madri lanciate con una nuova generazione di CPU), includendo:

Benchmark sintetici:

  • SuperPI 1.5 mod XS 1M e 32M
  • WPrime 1.55 32M e 1024M
  • Cinebench R11.5
  • Cinebench R15
  • AIDA64 Photoworxx
  • AIDA64 ZLib
  • AIDA64 AES
  • AIDA64 Hash
  • AIDA64 VP8
  • AIDA64 SinJulia

Benchmark grafici:

  • Ashes of the Singularity, preset Crazy, 1080p, benchmark CPU Focused (DX12)
  • GTA V, impostazioni di qualità massime, 1080p (DX11)
  • 3DMark Fire Strike (DX11)
  • 3DMark Time Spy (DX12)

Benchmark sintetici: AIDA64

AIDA64 è uno strumento di analisi, diagnostica e benchmarking per sistemi Windows (e più recentemente, Android), che dispone di una vastissima suite di benchmark e che è diventato, nel tempo, un software di riferimento tra utenti e professionisti per il moitoraggio e il confronto di tutto l’hardware all’interno del proprio PC.

CPU Photoworxx

Questo benchmark esegue diverse operazioni comuni utilizzate durante il fotoritocco. Per la precisione, esegue un numero di operazioni di modifica su un’immagine RGB molto larga.

Questo benchmark stressa le unità SIMD della CPU e il sottosistema delle RAM. CPU Photoworks usa laddove presenti le librerie di istruzioni x87, MMX, MMX+, 3DNow!, 3DNow!+, SSE, SSE2, SSE3, SSE4.1, SSE4A, AVX, AVX2 e XOP e trae beneficio di NUMA, HyperThreading, sistemi multiprocessore e multicore.

AIDA64 – CPU Photoworxx – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
AIDA64 – CPU Photoworxx – Ryzen R7 1800X
MPixel/s
AMD Ryzen R7 1800X 23.611
Intel Core i7 5960X 36.520
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 36.630
AMD FX-8350 12.328

CPU ZLib Benchmark

Questo benchmark integer misura le prestazioni combinate di CPU e memorie tramite la libreria di compressione open source ZLib. Il test CPU ZLib utilizza solo le istruzioni base x86 ma ciononostante è un buon indicatore delle prestazioni generali del sistema.

AIDA64 – ZLib – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
AIDA64 – ZLib – Ryzen R7 1800X
MB/s
AMD Ryzen R7 1800X 690,7
Intel Core i7 5960X 601,2
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 691
AMD FX-8350 340,8

CPU AES Benchmark

Questo benchmark misura le prestazioni della CPU utilizzando la crittografia dati AES (Advanced Encryption Standard). In crittografia, AES è uno standard di crittaggio a chiave simmetrica, ed è utilizzato in svarati strumenti di compressione come 7-zip, WinRAR, WinZIP e anche in soluzioni di encrypting come BitLocker (Windows), FileVault (Mac OSX) e TrueCrypt (open source). Il test AES Benchmark usa le appropriate istruzioni x86, MMX e SSE 4.1, ed è accelerato a livello hardware su processori abilitati tramite il set di istruzioni AES-NI. Questo test rileva e sfrutta HyperThreading, sistemi multiprocessore e multicore.

AIDA64 – AES Benchmark – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
AIDA64 – AES Benchmark – Ryzen R7 1800X
MB/s
AMD Ryzen R7 1800X 64.972
Intel Core i7 5960X 31.715
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 36.258
AMD FX-8350 17.083

CPU Hash Benchmark

Questo benchmark misura le prestazioni CPU utilizzando l’algoritmo di hashing SHA1 definito nella FIPSPS 180-3. Il codice dietro questo benchmark è compilato in Assembly, e più importante, utilizza librerie di istruzioni MMX, MMX+, SSE, SSE2, SSSE3 e AVX, con prestazioni superiori su processori che supportano tali instruction sets.e on supporting processors.

AIDA64 – Hash Benchmark – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
AIDA64 – Hash Benchmark – Ryzen R7 1800X
MB/s
AMD Ryzen R7 1800X 22.368
Intel Core i7 5960X 7.146
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 8.171
AMD FX-8350 4.065

FPU VP8 / SinJulia Benchmarks

Il benchmark di AIDA FPU VP8 misura le prestazioni di compressione video utilizzando il codec di Google VP8 (utilizzato per i file WebM) aggiornato alla versione 0.9.5 e stressa l’FPU (Floating Point Unit) della CPU. Il test codifica fotogrammi video dalla risoluzione di 1280×720 in 1 pass ad un bitrate di 8 Mbps con impostazioni di qualità massima. Il contenuto dei fotogrammi viene poi generato dal modulo FPU Julia. Il codice che gestisce questo benchmark utilizza librerie MMX, SSE2 e SSSE3. SinJulia, invece, misura le prestazioni in floating point a precisione estesa (conosciuta anche come 80-bit) tramite il calcolo di un singolo fotogrammi di un frattale “Julia” modificato. Il codice di questo benchmark è scritto in Assembly, e utilizza istruzioni trigonometriche ed esponenziali x87.

AIDA64 – FPU VP8 e SinJulia – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
AIDA64 – FPU VP8 e SinJulia – Ryzen R7 1800X
VP8 SinJulia
AMD Ryzen R7 1800X 7.747 12.684
Intel Core i7 5960X 6.693 8.895
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 7.841 10.166
AMD FX-8350 4.446 2.768

Introdurre i benchmark con il test PhotoWorxx è perfetto visto che evidenzia una delle sfide di Zen contro l’architettura concorrente di Intel. Sebbene questo test tragga beneficio da sistemi multicore, al pari di molti calcoli di fotoritocco è scarsamente “threaded”. Ciò porta architetture con IPC superiori a fornire risultati “falsi positivi” rispetto al loro posizionamento. Un buon esempio è come i processori Kaby Lake performino bene in questo benchmark anche in relazione ai costosi e potenti chip Broadwell-E. Ciò lascia capire che AMD abbia ancora un po’ da lavorare sull’IPC dei core Zen visto che nonostante i clock simili, il 1800X perda miseramente contro il 5960X.

Spostandoci però su carichi di calcolo più paralleli, Ryzen riesce a brillare davvero tanto. ZLib è un test importante per qualsiasi processore visto che non trae vantaggio da alcun “catalizzatore” di librerie istruzioni come AVX o SSE, e fa piuttosto affidamento sulla potenza grezza. Nel frattempo, è evidente che AMD abbia implementato efficientissime ottimizzazioni per crittografia e hashing in Zen, molto probabilmente grazie alla gerarchia di cache dall’elevata velocità. Il risultato è che il Ryzen 7 1800X riesce a distruggere un costoso chip come il 5960X (e la controparte Broadwell-E, il 6900K) anche quando quest’ultimo è overclockato di ben il 33% rispetto alla frequenza base nei benchmark di AIDA dedicati all’encrypting AES a 256 bit e Hash. Quest’architettura sembra essere promettente in ambito bitcoin e encryption e decryption.

Infine, i test della Floating Point Unit VP8 e SinJulia dimostrano quanto AMD sia progredita rispetto a Bulldozer. In entrambi i casi le prestazioni sono sorprendenti per un processore di “soli” 550€.

Benchmark sintetici 2D: SuperPI e WPrime

SuperPI

Un metodo tradizionale per verificare le prestazioni del proprio PC è utilizzare SuperPI mod 1.5 XS: il programma si occupa di calcolare dalle 16k ai 32M di cifre dopo la virgola del π, con una scalabilità clock per clock davvero sorprendente per un programma creato nel 1995. Il programma calcola l’efficienza single-threaded piuttosto che quella multithreaded:

SuperPI 1.5 mod XS – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Lower is better
SuperPI 1.5 mod XS – Ryzen R7 1800X
1M 32M
AMD Ryzen R7 1800X 10,283 584,619
Intel Core i7 5960X 10,412 554,754
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 9,078 486,066
AMD FX-8350 27,783
Intel Core i7 4770K 9,236 478,25
Intel Core i7 6700K 8,673 451,345
Intel Core i7 7600K 8,809 450,771

WPrime

Insieme al calcolo delle cifre dopo la virgola del π, un altro metodo valido per verificare le performance del proprio PC è utilizzare WPrime, da noi usato nella versione 1.55 (la stessa valida per i benchmark di HWBot), che consente di trovare dai 32M ai 1024M di numeri primi. Il programma scala enormemente in presenza di CPU multi-core, rappresentando un valido benchmark per il calcolo dell’efficienza multithreaded:

WPrime 1.55 – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Lower is better
WPrime 1.55 – Ryzen R7 1800X
1M 32M
AMD Ryzen R7 1800X 3,672 90,294
Intel Core i7 5960X 3,82 106,806
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 3,233 92,286
AMD FX-8350 8,629 262,33
Intel Core i7 4770K 5,955 182,555
Intel Core i7 6700K 4,902 152,039
Intel Core i7 7600K 6,616 200,487

Overclockers, gioite! Finalmente AMD, con un processore desktop, riesce ad avvicinarsi sorprendentemente alla barriera dei 10 secondi con il SuperPI, indicando quanto siano migliorate le IPC in single thread rispetto a Bulldozer, che in questo benchmark fa asegnare un risultato imbarazzante di quasi 30 secondi per il benchmark 1M e di circa 25 minuti per quello 32M. Il risultato esatto è di 1413 secondi, e abbiamo preferito evitare di inserirlo nel grafico, o avreste avuto difficoltà a leggere gli altri risultati per via dello scaling automatico dei grafici.

Overclockers, gioite! (pt. 2) Anche in multithreading, il Ryzen 7 1800X riesce a sorprendere, pareggiando con la soluzione Intel nel benchmark famoso per essere una spina nel fianco nel multithreading, e tra i più utilizzati su HWBOT dove gli overclockers di tutto il mondo si scontrano a suon di benchmark.

Benchmark sintetici: Cinebench R11.5 e Cinebench R15

Cinebench R11.5 e R15

Come da tradizione (e in questo caso particolare, utilizzarli è obbligatorio, come vedrete), fanno capolino tra i benchmark con cui testiamo le prestazioni di un sistema anche le ultime due release di Cinebench, rispettivamente la R11.5 e la R15. Entrambi i test utilizzano un approccio simile di testing: i benchmark utilizzano svariati algoritmi per stressare tutti i core disponibili per renderizzare una scena 3D fotorealistica nel minor tempo possibile. In particolare, con il benchmark nella versione R15, la scena del test contiene approssimativamente 2000 oggetti contenenti più di 300’000 poligoni totali, e usa riflessi sia definiti che sfocati, ombre e luci a zona, shaders procedurali, antialiasing e tanto altro ancora. Questo benchmark può effettuare misurazioni fino ad un massimo di 64 threads, con il risultato che viene fornito in punti (Points): ovviamente, più punti totalizzate, più potente sarà il vostro sistema:

Cinebench R11.5 – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
Cinebench R11.5 – Ryzen R7 1800X
Single Thread Multithread
AMD Ryzen R7 1800X 1,75 17,96
Intel Core i7 5960X 1,54 14,49
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 1,76 16,92
AMD FX-8350 1,04 6,86
Intel Core i7 4770K 8,66
Intel Core i7 6700K 10,26
Intel Core i7 7600K 8,19

Cinebench R15 – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
Cinebench R15 – Ryzen R7 1800X
Single Thread Multithread
AMD Ryzen R7 1800X 149 1.600
Intel Core i7 5960X 136 1.325
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 159 1.560
AMD FX-8350 94 634
Intel Core i7 4770K 824
Intel Core i7 6700K 941
Intel Core i7 7600K 705

Benchmark 3D: 3DMark, GTA V, Ashes of the Singularity

3DMark Fire Strike e Time Spy

In concomitanza con il lancio di Windows 8, Futuremark ha lanciato il nuovo 3DMark, chiamato appunto 3DMark, senza alcun numero riconoscitivo, a segnare la forte integrazione che ha con qualsiasi sistema, da Android a Windows a iOS a OSX, dando per la prima volta la possibilità di paragonare le prestazioni su smartphone e PC fisso in maniera schematizzata e professionale. Il benchmark dispone di svariati test, di cui utilizziamo i più intensivi per mettere alla prova le schede video.

Tra questi, il più impegnativo è il Fire Strike, che spinge la tessellazione a livelli davvero elevati, e che “vanta” due versioni ancora più spinte: Extreme (con scene pre-renderizzate a 2560×1440) ed Ultra (scene pre-renderizzate a 3840×2160, ovvero 4K). Purtroppo, a nostra disposizione

3DMark Fire Strike – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
3DMark Fire Strike – Ryzen R7 1800X
Final Score CPU Score
AMD Ryzen R7 1800X 10.460 18.769
Intel Core i7 5960X 11.283 16.667
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 11.443 19.189

Recentemente, invece, è stato introdotto il benchmark Time Spy, che testa le prestazioni delle GPU sfruttando le nuove API Microsoft DirectX 12, con scene pre-renderizzate a 2560×1440:

3DMark Time Spy – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
3DMark Time Spy – Ryzen R7 1800X
Final Score CPU Score
AMD Ryzen R7 1800X 4.202 8.377
Intel Core i7 5960X 4.262 7.989
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 4.305 8.148

È chiaro che i benchmark di casa 3DMark non siano ampiamente ottimizzati per la nuovissima architettura AMD, e infatti i risultati ottenuti con CPU score simili a quanto ottenuto da Intel non si riflettono in un punteggio finale altrettanto simile. In DX12, tuttavia, il minor overhead CPU permette di assottigliare e quasi annullare le differenze prestazionali, mostrando come, ancora una volta, AMD cerchi di creare soluzioni hardware rivolte più al futuro che al presente.

Ashes of the Singularity

Ashes of the Singularity è quello che Stardock (la software house creatrice del gioco) definisce come un gioco strategico di warfare planetario, e con le sue mappe enormi e le migliaia di unità a schermo durante i combattimenti full-scale, non si può far altro che dare ragione all’azienda.

Ciò che viene spesso associato ad Ashes è l’incredibile onere che applica ai sistemi grafici (e non solo, il gioco è famelico di core e GHz), tramite l’utilizzo di DirectX 11 e 12. Il preset Crazy è in grado di mettere in ginocchio qualsiasi GPU in commercio già alla risoluzione Full HD. Il gioco si avvale del supporto alle tecnologie AMD, prendendo spunto dal motore grafico Nitrous utilizzato in uno dei primi benchmark per Mantle, Star Swarm:

Ashes of the Singularity – Ryzen R7 1800X: CPU Focused Benchmark - Ryzen 7 1800X - Higher is better
Ashes of the Singularity – Ryzen R7 1800X
FPS (CPU)
AMD Ryzen R7 1800X 41,5
Intel Core i7 5960X 56,5
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 66,4

In Ashes of the Singularity, nel benchmark CPU focused, con un preset Crazy, i risultati sono molto deludenti, ma c’è forse una spiegazione molto semplice: proprio in questi giorni l’azienda ha lanciato una patch che ha aumentato le prestazioni nel titolo di Stardock tra il 15% e il 30%; è lecito aspettarsi, quindi, che l’ottimizzazione non sia finita e che nelle prossime settimane ulteriori patch riducano (o si spera azzerino) l’enorme divario prestazionale tra le due piattaforme concorrenti.

Grand Theft Auto V

Grand Theft Auto. Una saga che affonda le sue radici nel sangue e nella violenza in visuale dall’alto e 2 dimensioni, e che nell’ultima iterazione, attesa per ben 8 lunghissimi anni dagli utenti PC. Nel 2015, dopo ben 8 anni di attesa (per gli utenti PC), GTA V ha visto la luce sugli schermi dei computer di tutti i videogiocatori, distruggendo record su record in vendite e profitti.

Un approccio totalmente diverso, quello per la storia: tre personaggi controllabili, ognuno più folle dell’altro, tra mafia, sparatorie, esplosioni e rapine spettacolari. Il gioco è ottimizzato per schede video NVIDIA, presentando il supporto a tutti i GameWorks dell’azienda eccezion fatta per gli Hairworks. Ad alte risoluzioni, il gioco è un vero e proprio campo di battaglia dove testare le schede video più potenti. Altro dettaglio importante, che ci ha fatto scegliere GTA V come bench nel roster di benchmark che utilizziamo, è la gravosità che il titolo di Rockstar ha sui processori, risultando particolarmente “agile” su configurazioni fino a 8 core, scalando il carico in modo efficiente su tutti i thread presenti:

Grand Theft Auto V – Ryzen R7 1800X: Ryzen 7 1800X - Higher is better
Grand Theft Auto V – Ryzen R7 1800X
FPS
AMD Ryzen R7 1800X 74,15
Intel Core i7 5960X 84,08
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 85,62

Risultati altalenanti in questi benchmark che si focalizzano più sulla grafica che sul carico CPU: in questi, il Ryzen 7 1800X non riesce (ancora?) ad esprimere il suo pieno potenziale, vuoi una scarsa ottimizzazione dei due titoli e dei due benchmark utilizzati, vuoi IPC in single thread leggermente inferiori rispetto ad Intel, che prevale fortemente in ogni risultato finale. C’è da evidenziare, comunque, che con il benchmark Time Spy, DirectX12, il processore fa segnare un punteggio praticamente pari a quello di Intel, segno che con l’aumentare dei titoli che si avvalgono di queste API vedremo un utilizzo migliore delle risorse di cui dispone la lineup Ryzen 7.

Ryzen 7 e l’overclock

Come avrete notato, in ogni benchmark abbiamo incluso i risultati ottenuti con il Core i7 5960X alla frequenza di 4.0 GHz (con cache a 3.5 GHz), e ciò è dovuto al fatto che con il processore a nostra disposizione (il 1800X) siamo riusciti a raggiungere, in overclock e senza molti fronzoli, una frequenza di 4.1 GHz pienamente stabili per tutti i benchmark. Ciò ha richiesto un “bump” del voltaggio dai circa 1.35v default a circa 1.425v, gestiti sì in tutta tranquillità dalla X370 Professional Gaming grazie alla corposa sezione di alimentazione a 16 VRM digitali da 60A ciascuno e al Clock generator esterno che consente di agire sul Base Clock in congiunzione al moltiplicatore sbloccato per ottenere tali frequenze. Noi, però, abbiamo raggiunto i 4098 MHz (più o meno questa, la frequenza esatta) semplicemente impostando il Core Ration su 41 e lasciando il base clock a 100 MHz, in modo da non compromettere il funzionamento di dispositivi PCIe, SATA e USB, che condividono il bus a 100 Mhz sopracitato.

Nonostante sia presente l’utility Ryzen Master a disposizione degli utenti

ho preferito lavorare come insegna la vecchia scuola, ovvero impostando i valori modificati direttamente nel BIOS, procedura forse meno intuitiva ma sicuramente più affidabile di qualsiasi software agisca a livello di sistema operativo.

Da notare, nello screen di Ryzen Master (preso dal sito ufficiale di AMD, ndr) e in generale con qualsiasi software di monitoraggio temperature, le CPU 1700X e 1800X “soffrono” di un offset di 20 °C, quindi, come da tabella rilasciata da AMD stessa:

CPU Temperatura effettiva (esempio) Offset
Temperatura riportata (esempio)
AMD Ryzen™ 7 1800X 38°C 20°C 58°C
AMD Ryzen™ 7 1700X 38°C 20°C 58°C
AMD Ryzen™ 7 1700 38°C 0°C 38°C

Riportando quanto rilasciato da AMD:

Specifically, the AMD Ryzen™ 7 1700X and 1800X carry a +20°C offset between the tCTL° (reported) temperature and the actual Tj° temperature. In the short term, users of the AMD Ryzen™ 1700X and 1800X can simply subtract 20°C to determine the true junction temperature of their processor. No arithmetic is required for the Ryzen 7 1700. Long term, we expect temperature monitoring software to better understand our tCTL offsets to report the junction temperature automatically.

In pratica, le CPU “X” portano con sé un offset di 20 °C tra la temperatura effettiva e quella riportata, senza però specificarne le ragioni. Speculazioni affermano che sia per ottenere un profilo di velocità ventole più aggressivo rispetto alla controparte “non X”, il 1700, che presenta un TDP inferiore e frequenze più contenute rispetto ai due modelli di fascia superiore.

Senza riportare tutti i benchmark (visto che, tranne Photoworxx, tutti i test scalano proporzionalmente alla frequenza impostata), ci limitiamo a mostrarvi i risultati nei benchmark che ci hanno colpito di più, ovvero Cinebench R15 sul fronte 2D e il 3DMark Fire Strike lato 3D.

Cinebench R15 – Ryzen R7 1800X a 4.1 GHz: Ryzen R7 1800X a 4.1 GHz - Higher is better
Cinebench R15 – Ryzen R7 1800X a 4.1 GHz
Single Thread Multithread
AMD Ryzen R7 1800X 149 1.600
AMD Ryzen R7 1800X @ 4.1GHz 167 1.800
Intel Core i7 5960X 136 1.325
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 159 1.560
AMD FX-8350 94 634
Intel Core i7 4770K 824
Intel Core i7 6700K 941
Intel Core i7 7600K 705

3DMark Fire Strike – Ryzen R7 1800X a 4.1 GHz: Ryzen R7 1800X a 4.1 GHz - Higher is better
3DMark Fire Strike – Ryzen R7 1800X a 4.1 GHz
Final Score CPU Score
AMD Ryzen R7 1800X 10.460 18.769
AMD Ryzen R7 1800X @ 4.1GHz 10.567 21.152
Intel Core i7 5960X 11.283 16.667
Intel Core i7 5960X @ 4.0GHz 11.443 19.189

Cinebench: già a default, il 1800X riesce a far mangiare la polvere al 5960X, anche overclockato, senza alcuno sforzo. In overclock, la scalabilità è praticamente 1:1, ottenendo un aumento del 13% di punti con un incremento di frequenza del 13%. Nonostante si tratti di un benchmark sintetico, è raro vedere una scalabilità perfetta, e Ryzen ci riesce.

Discorso un po’ diverso merita il 3DMark Fire Strike: sebbene il punteggio finale non sia vicinissimo tra sistema Intel e sistema AMD overclockati, c’è da dire che nel CPU Score AMD riesce a superare agilmente la concorrente di quasi 2000 punti, pari a quasi il 10% del punteggio totale. Un risultato sorprendente che, tramite future ottimizzazioni, speriamo si rifletta sui punteggi anche lato 3D dei vari benchmark (e giochi).

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1. Conclusioni: AMD è tornata col botto!

  • 1. Conclusioni: AMD è tornata col botto!

OK.

Per un momento, per stavolta, abbandonerò il classico “template” con cui suddivideremo le conclusioni in sezioni (Prestazioni, Prezzo e via discorrendo).

Ryzen 7 merita un discorso a parte, perché a tutti gli effetti è qualcosa di nuovo, mai visto prima.

AMD ha impiegato la bellezza di 5 anni per rimettersi finalmente in gioco, e ad essere onesti e molto poco approssimativi, ci è riuscita in tutto e per tutto. Se prendiamo le prestazioni, soprattutto con operazioni in multithread, la nuovissima architettura Zen su cui si basano le CPU Ryzen 7 (e anche 5 e 3 e Raven Ridge, ma oggi parliamo specificamente di queste 3 CPU) è persino più performante delle consolidatissime architetture Intel Kaby Lake, Skylake e Haswell-E (non abbiamo una CPU Broadwell-E tra le mani e pertanto non possiamo dirlo con certezza, ma uno dei motivi per cui abbiamo incluso i test del 5960X a 4.0 GHz è per “simulare” lontanissimamente le prestazioni di un 6900K leggermente overclockato), e ciò fa capire due cose:

  1. AMD non ha parlato a caso (tralasciando il gaming) durante le svariate conferenze tenutesi in questi anni, e ha saputo portare sul mercato un prodotto che non solo rispettasse le aspettative, ma che addirittura le superasse
  2. Intel si è adagiata enormemente sugli allori, soprattutto nella fascia HEDT (High End DeskTop), dove tra Haswell-E e Broadwell-E, tralasciando il 6950X, non c’è una differenza degna di nota tra le CPU a 6 e 8 core. Ciò ha consentito ad AMD di raggiungere la concorrente in fatto di prestazioni molto più facilmente.

Parlando dei giochi, sì. AMD ha ancora un bel po’ da recuperare sul fronte delle prestazioni in gaming, ma forse, il vero miglioramento deve venire direttamente dai vari developers, che sicuramente, negli ultimi anni, hanno ottimizzato i propri motori grafici per girare più efficientemente su Intel piuttosto che su AMD, ma l’azienda di Sunnyvale ha dichiarato, all’evento di lancio di Ryzen 7, di essere al lavoro con più di 300 sviluppatori per portare le giuste ottimizzazioni sulla loro nuova, lucente e brillante architettura creata dal nulla.

Altro aspetto che gli utenti (e anche me, in realtà) forse vedranno di cattivo occhio è il fatto che Ryzen 7 fa a cazzotti con memorie ad alta frequenza, con pochissimi sistemi capaci di raggiungere frequenze pari o superiori a 3200 MHz anche su kit single rank/dual channel, senza parlare del fatto che in overclock la media si attesta sui 4.0 GHz, con il nostro processore che rientra nel miglior 10% delle CPU sul mercato (stando a quanto dichiarato da Silicon Lottery, sito che effettua binning di CPU tramite “lauta ricompensa”) riuscendo a raggiungere 4.1 GHz con 1.425v. Come paragone, nonostante il 5960X in mio possesso sia particolarmente “sfortunato”, riesce a salire dai 3 GHz di default fino a 4.5 GHz con un voltaggio di 1.35v, portando ad un aumento del 50% rispetto alle prestazioni “stock”. Purtroppo, su quello è difficile lavorare a livello di BIOS, software, firmware e codici AGESA, ed è probabile che per ottenere clock superiori ad aria o a liquido sia necessaria una nuova revisione di processori, che visto quanto è affollata la timeline nel futuro prossimo per l’azienda, tarderà ad arrivare, casomai dovesse uscire.

Un fattore su cui AMD ha spinto tantissimo, e che non abbiamo coperto nella nostra recensione, è la capacità di effettuare multitasking pesante senza problemi, indicando spesso, come esempio, quello dei videogiocatori che giocano e fanno streaming dalla stessa macchina: altri siti hanno ampiamente coperto l’argomento, e noi ci limitiamo a dire che sì, le aspettative in quell’ambito sono state pienamente soddisfatte, portando prestazioni eccezionali quando si tratta di tirare fuori i muscoli e rimboccarsi le maniche.

In conclusione, con Ryzen 7 AMD ha saputo, finalmente, lanciare sul mercato un prodotto competitivo in tutto e per tutto con le proposte concorrenti, sia dal punto di vista della pura potenza di calcolo sia dal punto di vista delle prestazioni in gioco. C’è da dire, però, che Ryzen 7, per quanto il marketing di AMD abbia insistito nel dire il contrario, non è fatta per giocare, ma ha come target coloro che mettono attività come il fotoritocco o il videoediting al primo posto, con il gaming al secondo, o forse terzo posto.

Per prestazioni superiori in ambito gaming, sacrificando appunto il vantaggio in attività produttive multimediali, la vostra scelta, qualora voleste comprare comunque una CPU Ryzen, dovrebbe ricadere su CPU Ryzen 5 se siete alla ricerca di un livello prestazionale decente in gioco o su Ryzen 3 se siete più orientati ad un rapporto qualità/prezzo elevato piuttosto che ad un contesto di potenza elevata.

Ecco quindi il momento più difficile di ogni recensione: il voto finale. Volendo però seguire il discorso iniziato in apertura di pagina, ancora una volta voglio lasciare da parte il solito “template”, e dirvi semplicemente che AMD, con Ryzen 7, merita di stare nei vostri case.

Forse, l’unico consiglio che posso darvi in chiusura è di puntare al Ryzen 7 1700 o al Ryzen 7 1700X se volete gran parte delle prestazioni oggi mostrate ad una frazione del prezzo del 1800X.

Detto questo, piuttosto che dare un award che si basa su una scala numerica, preferisco assegnare al Ryzen 7 1800X, e più in generale alla lineup Ryzen 7 e al lavoro svolto da AMD, il nostro Editor’s Choice Award.

Ringraziamo AMD e Edelman nella persona di Stefano per averci permesso di mettere le mani su un Ryzen 7 1800X.

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Un saluto dal vostro Ciro, alla prossima!

La recensione

AMD Ryzen 7 1800X: analisi prestazionale ad un mese dal lancio

10 Punteggio

Ad un mese dal lancio, la nostra analisi dell'architettura e delle prestazioni di Ryzen 7, lineup di fascia alta totalmente nuova di AMD.

Pro

  • Costa la metà della controparte Intel, portando comunque prestazioni di altissimo livello
  • Prestazioni eccellenti con workload pesanti e multithread
  • Motherboard AM4 più economiche di quelle X99

Contro

  • Overclock di CPU e memorie sotto le aspettative
  • Prestazioni in gaming che deludono a causa della scarsa ottimizzazione da parte dei developers

Riassunto della recensione

  • Ryzen 7 1800X 0

AMD Ryzen 7 1800X: analisi prestazionale ad un mese dal lancio Prezzi

Raccogliamo informazioni da vari negozi per indicare il prezzo migliore

Miglior prezzo

€349
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Ciro Sdino

Ciro Sdino

Direttore responsabile di ReHWolution, con la passione per qualsiasi cosa funzioni con un processore fin dal lontano 1995, anno in cui "misteriosamente" la sua CPU avviò un processo di fusione nucleare nel case. Da allora, con impegno e imparzialità analizza hardware e software di ogni tipo, con un occhio di riguardo per l'overclock.

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